La storia antica di San Vito Lo Capo è ricca di rapimenti, assalti e violenze da parte dei Turchi e di rabbiosi contrattacchi. A testimoniare ciò restano ancora oggi le tre torri di avvistamento dislocate San Vito Lo Capolungo la frastagliatissima costa sanvitese. Progettate nel 1583 dall'architetto fiorentino Camillo Camiliani, queste torri ('Mpiso, Sceri e Isolilla) rimasero a custodia della costa e dei suoi abitanti fino al 1832, quando l'invenzione del telegrafo elettrico e la sua adozione in Sicilia rese superato l'uso dei "fani". La storia più recente inizia con la Censuazione dei beni patrimoniali disposta dal Caramanico alla fine del '700. Da allora piccole schiere di coloni e pescatori provenienti dai paesi vicini, cominciarono a costruire la propria casetta attorno al Santuario dedicato a San Vito Martire. Sia la cappelletta a Santa Crescenzia sia il Santuario sono testimonianza della pietà degli Ericini e della grande rinomanza di cui godevano in tutta l'isola. Moltissimi erano, infatti, i pellegrini che da ogni parte venivano a pregare il Santo ed essendo il luogo esposto a minacce di scorrerie dei Turchi, fu avvertita, attorno al XV secolo, l'esigenza di offrire a tutti una sufficiente sicurezza. La cappelletta del Santo fu allora incamerata nel possente Castello, opera delle maestranze ericine. Opere e testimonianze che indubbiamente meritano di essere tramandate. Ma San Vito Lo Capo ha altri tesori di cui "deve" dichiararsi custode geloso: è la verginità del mare e dell'ambiente naturale. Lo prova la scelta del mare di San Vito Lo Capo per il primo Campionato del mondo di fotografia subacquea del 1978 e la volontà unanime di istituire in località Zingaro la prima Riserva Naturale della Sicilia. Le infrastrutture turistiche non mancano, indubbiamente è necessario ancora crescere, ma la crescita deve essere graduale... nella convinzione che si può essere ricchi solo se si sa custodire ed amministrare i propri beni.

 

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